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EDITORIALE_Slaves for architecture

di antonio conroy

Leggevamo su “L’espresso” di un paio di settimane fa che negli Emirati Arabi lo sciopero è illegale e per questo 4 mila lavoratori indiani, pakistani, bengalesi, immigrati in Dubai e impiegati in quelli che sono i più grandi cantieri edili del mondo, ora rischiano l’espulsione. Già, hanno osato manifestare dissenso verso quello che parrebbe uno sfruttamento spregiudicato del loro lavoro, per l’appunto, scioperando. L’obiettivo era conseguire un raddoppio della paga, che spregiudicatezza. Pensate a quei poveri sceicchi che investono fantasia e inimmaginabili quantità di denaro per far costruire il grattacielo più alto del mondo, arcipelaghi artificiali raffiguranti il mondo, palme, per non parlare degli sfarzosissimi alberghi a sei stelle, delle piste da sci artificiali, dei bellissimi campi da golf che stanno ricoprendo il deserto più costiero. Incredibile, questi operai non avranno per caso voluto infrangere i loro più dolci sogni? Ne valeva la pena? Non bastavano le loro paghe da 3 a 7 dollari al giorno?

Spietato sfruttamento.

In Dubai si sta costruendo di tutto. E lo si sta facendo nello stesso modo in cui vennero costruite le più grandi opere architettoniche e ingenieristiche della storia, dalle piramidi al canale di panama: usando schiavi. Esagerati? No. Si parla di schiavismo nel momento in cui un individuo è di proprietà di un altro e negli Emirati ci sono circostanze per cui i datori di lavoro posseggono, letteralmente, i visti per lavorare dei loro impiegati. In questo modo possono veramente farne quello che vogliono, limitandone i movimenti, costringendoli a turni lavorativi di oltre 12 ore al giorno, senza vacanze annuali. Oltretutto, non sono rare le occasioni in cui le aziende mancano di pagare i propri operai fino al momento in cui meccanismi legali non le obbligano. Nell’ultimo report della Human Rights Watch, intitolato “Building Workers: Cheating Workers”, si riporta che la Al-Hamed Development and Construction, una delle più grandi compagnie immobiliari del mondo, nel 2005-2006 mancò il pagamento di 7000 dei suoi impiegati nei cantieri. Altresì pare che le condizioni peggiori gli impegati non le abbiano nei cantieri ma nelle proprie abitazioni. Queste sono spesso di proprietà delle loro imprese e gettano in condizioni a dir poco disagevoli. In alcuni campi di lavoro si sono trovati lavoratori ammassati in stanze da 10 persone, con bagni allagati e senza elettricità.

Dunque se la nostra percezione di Dubai e delle evolventi città del Golfo è normalmente di meraviglia verso un apparente miracolo di trasformazione urbana, ora sarebbe il caso di guardare a tutto ciò con la coscienza di chi sa come sia stato possibile. .

Iniziamo così la seconda settimana operativa di mimo9, con un po’ di spirito critico e acido. Troverete tra qualche istante un paio di video inerenti su mimovdo.com dove potrete commentare l’argomento e ne profittiamo per anticiparvi che domani sera registriamo la nostra prima “lezione online” con un bravissimo architetto…per cui stay tuned. .

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