mimo9 – mimo nine

e network interaction news

EDITORIALE_Europei, e poi??

di Kristina Drapic

La città contemporanea sta diventando una rete sempre più fitta di flussi che viaggiano e si intrecciano a livelli distinti e con dinamiche molto diverse tra di loro. Mondi che convivono a una distanza impercepibile, ma non collaborano, non interagiscono e avvolte persino nemmeno si incontrano… spesso sentiamo parlare di quartieri o addirittura città multietniche, ma questa varietà di culture, usi e costumi spesso rimane ai margini o addirittura viene vissuta come una macchia nera in espansione. Città invisibili che si adattano alla maglia urbana, e modificano di conseguenza ai cambiamenti questa. In qualche modo, lavorano in negativo sorgendo in spazi residuali della città.

Si tratta di organizzazioni comunitarie per lo più in base alla provenienza nazionale. Le abitazioni sono costruite con materiali di recupero e spesso costituiscono un ambiente unico abitato da più persone. Nonostante la sicurezza precaria dovuta alla costruzione di queste abitazioni, la paura maggiore rimane quella dell’incendio spesso causato da fornelli usati per il riscaldamento…. E poi, ovviamente, il terrore dello sgombero…

Molti degli abitanti dei campi non sono nomadi, oppure rom che siamo abituati a vedere nei film di Kusturica, non sono persone che abitano all’aria aperta per scelta in attesa di spostarsi con la propria rullotte in un altro paese, ma semplicemente persone sfuggite alla miseria in cerca di un’irraggiungibile felicità.

Molti sono romeni, ormai a tutti gli effetti cittadini della comunità europea quindi nemmeno con un problema di legalità e permesso di soggiorno, ma senza nessuna sicurezza, anzi le poche che avevano le hanno lasciate nel loro paese d’origine.

Ci viene spontaneo chiederci del perché della scelta di queste persone ad accettare simili condizioni, e al costo di quale cosa… basta la lettura di poche interviste per capire che il campo nomadi è una è una tappa di passaggio, un rifugio dove passere le notte per poi disperdersi e farsi travolgere da ritmi cittadini con l’unico obbiettivo di guadagnare qualcosa da mettere da parte per poter avere una casa normale oppure tornare in Romania con la sicurezza di una vita migliore. Vivere al margine di una società rappresenta un serio problema di integrazione, l’identità e il vero carattere di queste persone spesso è preceduto da pregiudizi. Sarà la mancanza di una fissa dimora, la promiscuità di una vita senza sicurezze, i molti casi di figlio costretti all’accattonaggio e alla discontinuità scolastica o usati come “arma” per non essere cacciati o incriminati. Molti sgomberi sono dovuti a denuncie della popolazione locale che per prevenire i furti rimane chiusa in casa oppure organizza ronde notturne per avvisare la polizia di un possibile ritorno nella popolazione del campo. A questo punto sorgono tante domande: qual è il limite tra pregiudizi e le paure fondate? Dove le leggende metropolitane diventano problemi di convivenza? Dobbiamo impegnarci a non ignorare queste situazioni e in qualche modo cercare di dare delle risposte a questi quesiti quasi irrisolvibili.

Riferimenti:

Massimo Coppola, Europiani

Multiplicity.lab Milano cronache dell’abitare

No comments yet»

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: