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David Lynch. Atmosfere inquietanti

curato da Enea Pilastro e Stefano Sabatino, (m.i.m.o special guests)

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La mostra nasce dall’accumulo di quadri, cartelle etichettate che contengono quantità di disegni, scatole d’archivio piene di fotografie. Questa collezione molto ben conservata risale agli anni del liceo e fino ad oggi non è mai stata esposta. Presentate da Hervé Chandès, direttore della Fondation Cartier, queste opere sono riunite in un allestimento ideato da David Lynch stesso.I quadri sono appesi a grandi telai metallici rivestiti con tende; i film di animazione sono proiettati in una sala cinematografica in miniatura che richiama Eraserhead (1977); a chiudere la mostra un disegno dell’artista rappresentante un salotto è trasformato in una ricostruzione a grandezza naturale. Queste installazioni costituiscono un allestimento in cui il visitatore può entrare in contatto con un nuovo aspetto dell’immaginario di David Lynch, in un’atmosfera che non appartiene che a lui.

Triennale. Tardo pomeriggio di una tipica giornata di Novembre; è già buio. Piove. Le finestre della galleria inquadrano una striscia di cielo misterioso, compagno ideale di un percorso attraverso l’inquietudine.

“Do you want to know what I really think? ”introduce il visitatore nel mondo onirico di David Lynch, un mondo di angoscia, tormento, crudezza, apparentemente tanto distante dal personaggio posato e tranquillo che appare davanti alle telecamere; è come se la sua forma d’arte diventasse l’unica valvola di sfogo capace di trasmettere e rivelare le paure e i fantasmi dell’adolescenza, così come le assillanti preoccupazioni di adulto.

Il tema ricorrente della casa, con le sue risonanze inquietanti , appare in quadri scuri dalle superfici scabre che sembrano rimandare alle esperienze materiche di Burri; indumenti e oggetti incollati alla tela danno peso alle figure umane presenti sul piano pittorico che assume anche maggiore consistenza attraverso l’applicazione di masse di cotone impregnate di colore.

La drammaticità, il tormento, gli angoscianti interrogativi dell’autore si evidenziano nei volti senza fisionomia appena accennati da grumi di materia, in un mix di suggestioni che fonde le teste di ostaggio di Fautrier con gli urli strazianti di Bacon.

La serie dei Distorted Nudes presenta dei fotomontaggi digitali creati a partire da fotografie erotiche datate dagli anni 1840 al 1940; David Lynch ne fa nascere delle creature che, per quanto ancora umane, assumono delle forme e delle espressioni irreali. In parte sviluppa la sua concezione di archetipo femminile, fatto di creature affascinanti le cui labbra e unghie sono dipinte di rosso vivo; ma la perversione arriva a celare la sensualità di queste figure e la trasforma in orrore. I volti vengono sfigurati, sfocati, strane protuberanze fuoriescono dai corpi devastati che, in alcuni casi, perdono consistenza, richiamando alla mente le celebri forme molli di Salvador Dalì.

Un artista dunque poliedrico che attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, le animazioni sconvolge l’animo dell’uomo contemporaneo invitandolo a porsi profondi interrogativi, in una società frenetica che ci porta invece a non trovare più il tempo per simili riflessioni.

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2 Comments»

  Manuele Salvetti wrote @

Ritengo che la mostra di Lynch sia straordinaria per molti aspetti. Primo fra tutti l’inquietudine che si avverte ammirando le sue tele/installazioni, un senso di ansia, di ribrezzo, di sconforto verso ciò che rappresentano, un mondo popolato da esseri macabri, tranciati,sezionati come fossero corpi di Goya o di DamienHirs e che vivono all’interno della sua casa,nella città… Interessantissimi gli schizzi dove è evidente l’idea centrale, il vorticoso movimento dei corpi, di figure, disegni, forme che sono fortemente carichi di un’emozione forte, dura, tagliente ..
Molto interessante è l’allestimento, pensato dallo stesso Lynch che ha posizionato le sue opere su un supporto di ferro, sul quale vengono posizionate, dai due frotni, due installazioni a loro volta appese su un tendone colorato, che pare una tenda funebre e ci poen di fronte alla sua opera/cadavere..la visione di essa accentua il terribile messaggio, esaltato ulteriormente dalla musica che si sente provenire dalla scatola/cubo che contiene video.
La mostra meriterebbe una visita anche solo per l’ultima scultura/stanza; da un suo schizzo Lynch ha realizzato uno spazio vero, palpabile, che ci immerge nel suo mondo, fatto di colori vivi, forti, espressionisti… sembra quasi di entrare in suo film … qui si prova la stessa sensazione che si palpa guardando soprattutto la sua ultima opera (Inland Impire),oppure anche quelle più vecchie..un terribile senso di ansia e di fastidio, di cogliere il brutto e la sporcizia che popola la realtà nella quale viviamo… Lynch forse direbbe: è la vera Realtà?

  Manuele Salvetti wrote @

Scusate l’errore .correggo DamineHirs in Damien Hirst


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