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Editoriale_Social network vs social life

di Kristina Drapic

Sembrava quasi una curiosità momentanea, una tendenza destinata a svanire in poco tempo come altre, tant’è vero che quest’estate il sole 24 ore ha dichiarato una fuga dai social network: “gli iscritti al metamondo più famoso della Rete (second life) sono oltre otto milioni, ma molti meno sono quelli che lo frequentano ogni giorno (circa 30 mila).” Eppure sempre più spesso abbiamo conferma del fatto che questo mondo parallelo sia pronto ad invadere…

Oggi casualmente ispezionando sul sito dell’Autralian Open in cerca dei risultati delle semifinali, l’attenzione è stata attirata da un titolo ben distante da quelli che riproducevano news sul tennis: “The Australian Open gets a second lease on life”, questo riferimento non riporta altro che il collegamento al mondo virtuale sopra citato, e la conferma della teoria che anche se gli avatar a passeggio non sono tantissimi, è un mercato florido in ascesa che fa un po’ gola a tutti, visti i costi relativamente bassi e l’elevato potenziale. Per cui incuriositi dallo sbarco di uno dei gran slam su un isolotto virtuale, la ricerca tra gli articoli di cronaca è continuata fino all’assoluta conferma che i social network sono tutt’altro che in libera caduta.

Si organizzano corsi e conferenze, fanno affari, stabiliscono contatti e stringono rapporti. Diversi tipi di istituzioni hanno una loro rappresentanza: l’istituto della cultura italiana ha aperto una sede nel 2007 e organizzato corsi di lingua, L’Inter ha un isola con la riproduzione della sede di via Durini a Milano dove ammirare trofei e acquistare merchandising ufficiale, senza trascurare infine la tanto chiacchierata comparsa di Assicurazioni Generali che ha suscitato preoccupazioni e movimento tra la concorrenza. Insomma, tutto questo ci attira e respinge, affascina ma allo stesso tempo inquieta. Perché voler discutere una tesi in un mondo virtuale? O senza andare troppo nel complesso, andare a ballare al Hollywood pagando tanto di ingresso pur rimanendo di fronte a un monitor in pigiama!?! Beh sono tante le domande che potremmo porci e veramente poche le risposte giustificabili. E senza pensare all’estremo di una seconda vita, basta citare l’influsso di altri tipi di network nella quotidianità. La semplificazione dei contatti e rapporti umani data da reti come facebook o myspace, che al contempo porta a produrre alienazione e estraniazione supportata dal fatto che sia quasi sufficiente sapere i movimenti dell’altro per sentirsi partecipi della sua vita.

Insomma i pensieri sono tanti e le domande da farsi riguardanti lo stile di vita prodotto dalla contemporaneità anche. Sacrificare il proprio tempo e investendo nel indagine di un mondo inesistente nella ricerca di qualcosa di più vero e facile sembra un paradosso, ma pare sia la verità. Quindi prima di attaccare il prodotto finale bisogna trovare la soluzione del problema alla radice… ma ne siamo in grado??

Per concludere questa riflessione, aspettiamo fiduciosi che si raggiunga un equilibrio per cui diminuisca il numero di quelli che vorrebbero una seconda chance e intanto speriamo che almeno il buon Federer non attacchi al chiodo la sua racchetta rimandando il compito di riconfermarsi a un pupazzetto virtuale!

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