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Pecha kucha. Vieni avanti creativo!

curato da Mario Abruzzese

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Dopo essere partito da Tokyo quattro anni fa e aver fatto il giro del mondo approda anche in Italia il Pecha Kucha, l’evento che da spazio ai creativi. Prima di Milano il Pecha Kucha tour ha già fatto tappa in Italia ad Udine, Treviso e Venezia e finalmente ieri sera è arrivato a Milano riscuotendo un meritato successo.La formula della serata è semplice: ad ognuno dei creativi viene data la possibilità di mostrare la propria attività attraverso una sequenza di 20 slides che scorrono sullo schermo per 20 secondi l’una. Ogni speaker ha quindi 6 minuti e 40 in cui concentrare tutto quello che ha da dire e da mostrare.
Al suono del gong si passa allo speaker successivo in una staffetta artistica assolutamente coinvolgente.
La chiave per la riuscita dell’evento sta proprio nella brevità ed efficacia degli interventi che per gli speakers costituiscono un modo diretto e informale per farsi conoscere al pubblico.

Informalità e semplicità sono proprio le parole chiave della serata che esprime la sue essenza nel motto “think and drink”: tra una presentazione e l’altra si beve qualcosa e si scambia qualche chiacchiera [pecha kucha in giapponese vuol dire proprio “chiacchiera”].
Il risultato finale è una serata in cui il pubblico di addetti al settore o semplici curiosi è stimolato alla contaminazione tra diversi campi della creatività, inoltre l’evento diventa un importante vettore per informare, stringere nuove relazioni e stimolare la circolazione delle idee.

Ieri sera il bistrot della Triennale Bovisa era pieno di gente giovane e meno giovane che ha sperimentato per la prima volta a Milano l’energia di questo contenitore di idee.
Tra gli speakers la simpaticissima designer Patricia Urquiola, Daan Roosegaarde [interactive artist], Davide Scabin [food designer & taste maker], Marco Molteni di Studio Jekyll&Hyde, Astrid Piber e Nuno Almeida di UNStudio e Ailadi Cortelletti, communication designer di Id-Lab.

Serata riuscitissima, ma con qualche pecca. Prima tra tutte la visibilità delle proiezioni non proprio perfetta soprattutto per chi sedeva nelle ultime file [non io fortunatamente], poi le 5 file di sedie riservate, con buona pace dell’informalità dell’evento! [Al Pecha Kucha di Copenhagen ci si siede per terra!] e poi la lunghissima presentazione corredata di spot pubblicitari degli sponsor, in completo disaccordo con il dinamico concept della serata [e va bene che servivano soldi, però…].

Visto il successo mi auguro che le Pecha Kucha nights a Milano e in tutta Italia si moltiplichino dando sempre maggiore spazio a tutti i creativi che hanno qualcosa da dire.

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