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Inaki Abalos: “Io credo nell’ispirazione”

Curato da Antonio Conroy

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E’ difficile sentire parlare un architetto in maniera tanto spontanea come Inaki Abalos, protagonista mercoledì scorso, presso il Politecnico di Milano in mattinata (e presso l’urban center nel pomeriggio), di due interessanti conferenze. Forse conscio di non possedere una dialettica perfettamente fluida si aiuta gesticolando, anzi pare proprio ridisegnare cio’ che racconta con il movimento di braccia e polsi. Rompe subito la barriera di naturale di formalismo che lo separa dalla sua “audience” mostrando un’immagine dei suoi “escarabochas” e raccontando di come questi cerchino di essere la rappresentazione cartacea di ciò che nella sua mente lui vede come una semplice ispirazione.

Sa di usare un termine molto impopolare e sdrammatizza dicendo : Yo creo en la inspiracion”. Decisamente apprezzabile in un mondo di architetti che ti raccontano della progettazione come di un mistico momento di ricerca e di programmazione.
I progetti che mostra, insieme alle sue parole ed alle sue mani, narrano della sua forte volontà di amalgamare i suoi manufatti con la natura che li circonda, se necessario. Già, diciamo che pare miri ad interpretare nella maniera più oggettiva le necessità del sito dove va a progettare ed in base al grado di qualità del contesto decide se relazionarsi con esso oppure se craere un edificio che governi lo spazio che lo circonda.

Notiamo che il risultato più frequentemente ottiene è quello di contrapporre un fattore verticale ad un contesto orizzontale. In molti progetti pare voglia enfatizzare l’ortogonalità dello spazio e per farlo preferisce utilizzare più di un elemento. A partire dal progetto di S. Sebastian(che è il primo che vci viene mostrato) sembra scomporre l’insediamento in più volumi verticali, in tante torri.

Qui il contesto è quello di un addossamento costiero cui elemento caratterizzante è senz’altro il mare prima di tutto. Troppo piatto ed orizzontale viene completato da 5 alti parallelepipedi che in branco si fanno forza l’un l’altro. A dare omogeneità al tutto un tunnel reticolare vola attorno alle torri, aggiungendo una componente diagonale che introduce ed al contempo vi si inoltra con la collina che si eleva retrostante.
L’esperimento è solo la riproposizione di altri progetti simili, come a dimostrare l’esattezza di una certa ricetta, di una ispirazione.

L’attitudine non sembra opposta nei progetti di scale ridotte come nella vivienda suburbana, Las Rozas di Madrid. Certo il progetto nasce e si sviluppa secondo presupposti ben diversi. In questo caso ci troviamo fuori dal contesto urbano ed il fattore naturale è costituito da un declivio. La compattezza richiesta dal tema dell’abitazione lo porta in questo caso a creare un manufatto che, ai nostri occhi, presenta la qualità di essere più composto.

Abbaimo questa volta due parallelepidedi che non hanno paura di mostarsi “consistenti” e che parallelamente, grazie a una pelle che è composta di snelli elementi verticali, si incastra perfettamente nel terreno. In ultimo, in quello che nel suo modo di progettare potremmo inserire come layer della spontaneità e della leggerezza, sempre sulla superficie che presenta anche la caratteristica di essere omogenea, abbiamo una distribuzione molto casual (dall’esterno) delle aperture che evita il senso di immobilità che un piccolo monolite come questo potrebbe suscitare.

A parer nostro il signor Inaki ha dato dimostrazione che, con spontaneità, “mestiere” e senso delle tre dimensioni, possa regalare davvero poetiche interpretazioni dei contesti di piccola e media scala. Magari sui grandi insediamenti potranno regalarci sensazioni migliori in futuro.

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