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inside praha #2_dancing house

Curato da Francesca Vargiu

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Quando Gehry viene chiamato a costruire qualcosa, sembra proprio non poter fare a meno di realizzare degli edifici-icona, destinati a comparire sulle copertine di tutte le guide e ad essere suggeriti da ogni itinerario turistico: dopo Bilbao la regola vale anche per Praga, in cui la m.i.m.o. inspection non può certo non partire dalla visita alla Dancing House, o cosiddetta Ginger & Fred. 

“Stravolgente senza stravolgere”- così la definisce Gehry: la Dancing House pare incarnare perfettamente l’idea di riscatto del luogo in cui vive, inserendosi con le sue flessuosità danzanti, in una piazza contornata da edifici sette-ottocenteschi, all’incrocio fra il lungofiume della Moldava e l’asse viario che da ovest attraversa il ponte e prosegue poi nella città ad est.
Se gli edifici della Praga imperiale hanno il fascino dell’ordine, della regolarità di stilemi di un tempo preciso, e quindi restituiscono un linguaggio uniforme, la Dancing House rompe con il passato e chi vince è lo spazio.L’eleganza di uno spazio che, sebbene con curve ed avvitamenti audaci ( il profilo della torre sporge ben oltre l’isolato senza definirlo con il classico spigolo) sa inserirsi nella città in modo dinamico, digerendone gli aspetti, la ricchezza di particolari, la varietà di immagini.
 
I due non-fronti, con i loro spazi convessi o concavi rendono lo spazio sempre diverso, vibrante; la torre di cemento strombata e convessa è retta da un’unica colonna che si contrappone al volume vetrato la cui sagoma ricorda un mazzo di fiori strozzato nel centro. Sostenuto da più pilastri che subiscono assottigliamento e torsione nell’ascendere, l’elemento vetrato appare composto da più parti e dalla sua trasparenza si scorgono i balconi protetti dalla membrana. 
 
In realtà il potenziale di questa architettura va ben oltre la sua influenza sullo spazio urbano; essa si rende portavoce della svolta politica avvenuta nel 1989 nei paesi dell’est: la Repubblica Ceca vuole entrare nell’Europa a pieno diritto. E qui a Praga il coraggio c’è. Anche nel fare architettura. Tutto a Praga è di sconcertante dinamicità. La città genera sé stessa in forme sempre nuove e nuovi scorci. Lo spirito di una società colta e raffinata si nota dalla continua novità ed è incoraggiante vedere che esiste chi ha il coraggio di essere ancora nuovo senza accontentarsi non solo del passato.
 
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2 Comments»

  PEJA wrote @

Interessante analisi, soprattutto nel passaggio:

“In realtà il potenziale di questa architettura va ben oltre la sua influenza sullo spazio urbano; essa si rende portavoce della svolta politica avvenuta nel 1989 nei paesi dell’est: la Repubblica Ceca vuole entrare nell’Europa a pieno diritto. E qui a Praga il coraggio c’è. Anche nel fare architettura”

  Jorge wrote @

Que lista es la Franci Franci Franci…!!!
Aunque tengo que confesar que no he entendido todo, pero algo si. Un besazo a la guapa de m.o
i.m.o n.i.n.e


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