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Archive for La città generica

Tati, un anticipo da poeta

curato da Francesca Vargiu

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Ci sono dei libri che un giovane architetto non può non leggere, così ci sono dei film che non possono non essere stati visti.
Senza dubbio fra questi Playtime.
Come già nelle Vacanze del signor Hulot e in Mio zio, Jacques Tati riesce a farci toccare l’assurdo dei «tempi moderni», celebrare l’individuo contro la spersonalizzazione ed il conformismo sociale, usando come bersaglio della sua satira, mai crudele, sempre un po’ amara, la Francia del dopoguerra, ossessionata dalla modernizzazione.
Una polemica annosa, dunque, però non proprio dettata dal disprezzo per la civiltà contemporanea, quanto intesa a prenderla un po’ meno sul serio di quanto vorrebbero i suoi paladini.
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